Quem quaeritis in presepe, pastores dicite?Con queste parole l’angelo salutò i primi pastori accorsi quella notte alla grotta di Bethlem. Quein quaeritis? Fu la stessa domanda posta dall’angelo alle donne accorse al sepolcro del Messia il giorno dopo il sabato. Tutto prende avvio da questa semplice domanda, chiamata ad amplificare il grande quesito esistenziale che scuote il fedele d’ogni tempo e luogo.
Chi cercate nella greppia, pastori ditelo?
Chi non risponde a questa domanda fondamentale ed indispensabile sia per l’esistenza umana sia per l’essenza cristiana, chiude la propria porta della vita e tradisce il Natale, rischiando così di trasformare il racconto evangelico in una semplice fiaba che non può andare oltre la soglia della propria porta di casa. Credere nella umanità di Dio vuoi dire aprire il proprio spazio alle tragedie del mondo, infatti, il Dio lontano si rende vicino all’uomo, non solo nella carne ma anche nella condivisione della sofferenza umana. Nella sua umanità Dio s’è fatto tutt’uno con l’uòmo tanto da non essere pensabile più senza l’uomo, ma solo a pensano snatura il senso stesso del cristianesimo, assestando un colpo mortale al Mistero del Natale, riducendolo ad un puro fatto privato ed intimistico; semplice romanticismo del cuore.
Benedetto XVI nella seconda Enciclica “Spe salvi “, afferma che - un mondo senza Dio è un mondo senza speranza perché è - solo Dio che può dare giustizia. Con questa affermazione il cristianesimo si gioca la faccia e tutta la sua reputazione sulla ragione pubblica, infatti, Joseph Ratzinger fin dall’inizio del suo pontificato ha ribadito, in modi e tempi diversi, cosa voglia dire occuparsi della giustizia declinando con parole e azioni il valore della vita. Se la ricchezza è malamente distribuita tanto da favorire il benessere per alcuni e larga inquietudine per altri, allora, è fondamentale che il cristiano levi la propria voce si per denunciare, ma anche per operare la solidarietà.
Questa parola è però una di quelle parole che mettono suggestione perché oltre al gesto meccanico dell’elemosina, costringe ciascuno ed ognuno di rivedere i propri modelli e stili di vita, inchiodando tutti all’assunzione delle proprie responsabilità. Ma, noi rispetto ai contemporanei di Gesù, possediamo un grande vantaggio: abbiamo tra noi una moltitudine di testimoni viventi, e spesso martiri che ci additano la strada per la salvezza. Sono loro la stella, quella stessa stella che i Magi videro splendere luminosa nell’oscurità della notte e continuare a brillare nel cielo terso del giorno e che non è mai stata parte di una fiaba.
Il Vangelo, allora, non è consolazione ma resistenza, altrimenti perché Gesù si sarebbe dovuto fare uomo e soffrire come tanti altri uomini che ancora oggi sono inchiodati alla croce delle sciagurate scelte economiche delle nostre memorie corte? In questo Natale, andiamo oltre, diamo gambe e cuore alla giustizia, nella consapevolezza della giustizia che viene dalla Verità vera.