Una voce dai Navigli Lucio Zaniboni ricorda Alda Merini

di Lucio Zaniboni

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Il Naviglio mi vuole anche di notte
come lucciola appesa sui piloni,
vuole che canti le latrine e i bar fumosi
dei miei ponti e io, malgrado tutto,
canto un poeta che è risorto
dalle ceneri inermi di un peccato:
non dimentico mai questo dolore
di essere sgradita alla mia gente.
(Da Ipotenusa d’amore - La Vita Felice)
Così Alda Merini, la grande poetessa milanese scomparsa il primo novembre scorso si esprime relativamente al suo ruolo artistico nella città di Milano. La sua poesia ha dato anima ai Navigli e agli abitanti del quartiere, a lei familiari, perché la sua abitazione era situata a Ripa di Porta Ticinese. Chi conosce Milano sa benissimo quale fascino eserciti sugli artisti questa zona rimasta legata agli antichi nuclei, alle case di ringhiera, ai cortili con gli studi dei pittori, ai piccoli bar fumosi della vecchia città, a quel mondo semplice, genuino, capace di slanci, di generosità, di sogni… E questo mondo è entrato nel sangue della poetessa ed è sgorgato in limpida vena poetica. Ma la sua poesia non è solo questa: è dar voce alla sofferenza, al dolore da lei affrontato e superato nei lunghi anni di malattia e di ricovero all’istituto psichiatrico pugliese, agli stenti e alla nobiltà d’animo degli umili, alla fede in un Dio dapprima celebrato, poi un poco lasciato in disparte, all’amore con cui ha colmato la vita e lenito i mali dell’esistenza… Conoscendoli a fondo per averli vissuti, i temi dei suoi versi, nell’intensità e purezza di pronunzia sono divenuti un canto profondo che sa far vibrare tutte le corde dell’animo umano sia quando si rivolge a Dio:
O Dio, pieno di grazia che tremi tre le dita delle donne,
o Dio tremendo che baci il sole,
che diventi rugiada,
o Dio di Dio…
(“Padre mio” - Frassinelli),
sia quando si effonde in lirica d’amore:
Non voglio dimenticarti, , ne accendere altre poesie.
ecco, lucciola arguta, dal risguardo dolce,
la poesia ti domanda
e bastava una inutile carezza a capovolgere il mondo.
La strega segreta che ci ha guardato
ha carpito la nudità del terrore,
quella che prende tutti gli amanti
raccolti dentro un'ascia di ricordi.
(da “Titano amori intorno” - La Vita Felice).
Un ricordo a me particolarmente caro della poetessa è legato al Concorso Internazionale poetico on line bandito dalla Fondazione Eni - Enrico Mattei in collaborazione con Fonopoli in cui entrambi eravamo testimonial per la Lombardia.

Della sua opera, inclusa insieme alla mia e a quelle dei vincitori del concorso, redigendo la presentazione del volumetto “Coriandoli” rilevavo le “suadenti modulazioni di un idillio nel lirico tessuto evocativo”:

Oh strazio della mia mente
che ha amato un ragazzo libero
che non conosce patria. Ti avrei rinchiuso in un manicomio
se le lacrime verdi del tuo sguardo
non mi avessero regalato canzoni.
(da “Coriandoli” - Fonopoli - Fondazione Eni - Enrico Mattei).
Alda Merini è scomparsa, ma la poesia vive per lei, e Milano, riconoscendone appieno il valore, ne terrà per sempre vivo il ricordo. Sulle rive dei Navigli rivivremo il canto, il sorriso, la sua voglia di essere compresa e amata, le volute di fumo dell’immancabile sigaretta, la naturalezza dei grandi… perché Alda Merini è l’anima della Milano vera, quella che sa dare con tutto il cuore, senza contropartita. Voglio chiudere questo intervento con le sue parole, così come con una sua lirica ho principiato: Estremo saluto è l’amore, come una mano che prende l’ultima foglia e la divora come fosse anima.
Estremo saluto è il tuo bacio.
Io volevo finire in te come un secondo respiro. Ti ho scelto
per la mia morte, avevo capito in un attimo che il tuo bacio mi avrebbe uccisa.
(Da “L’anima innamorata” - Frassinelli)
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ALDA MERINI

E’ nata a Milano il 21 marzo 1931. Giovanissima (sedici anni) ha iniziato la sua attività poetica rilevata subito da Giacinto Spagnoletti. La prima opera La presenza di Orfeo del 1953 ne reca appunto la presentazione.

Si sono interessati al suo lavoro, tra gli altri, Oreste Macrì, David Maria Turoldo, Salvatore Quasimodo, Pier Paolo Pasolini, Carlo Betocchi. Numerose le opere che seguirono: “Paura di Dio” (All’insegna del Pesce d’Oro”), “Nozze Romane” Schwarz), “Tu sei Pietro” (All’Insegna del Pesce d’Oro), “La Terra Santa” (Scheiwiller), “Fogli bianchi” (Biblioteca Cominiana), “Testamento” a cura di Giovanni Raboni (Crocetti), “Vuoto d’amore” (Einaudi), “Ipotenusa d’amore” (La Vita Felice), “Titano amori intorno (La Vita Felice), “Clinica dell’abbandono” (Einaudi), “Ballate non pagate” (Einaudi)…

E’ stata inclusa nell’antologia di Giovanni Scheiwiller “Poetesse del Novecento”, nell’ antologia di Spagnoletti “Poesia italiana contemporanea”, in quella di Salvatore Quasimodo “Poesia italiana del dopoguerra” e in “Viaggio nel ‘900” curata da Maria Corti per Mondadori. Innumerevoli le plaquettes uscite per le Edizioni Pulcinoelefante.

Ha ricevuto il Premio Librex-Guggenheim “Eugenio Montale” nel 1993; nel ‘96 il Premio Viareggio; nel ‘97 il Premio Procida- Elsa Morante; nel 1999 il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e nel 2002 l’Ambrogino d’oro del Comune di Milano.

Le immagini della pagina sono ritratti di Alda Merini eseguiti dal Maestro Cesare Canali riprodotti dal fotografo Angelo Ripamonti, entrambi di Lecco. Un riconoscente grazie per la gentile collaborazione va ad entrambi da parte de Il Saggio.