I dipinti di Nicola Peccheneda ritornano a Caggiano (SA)

di Giuseppe Aromando

I 14 dipinti ad olio realizzati per le chiese di Santa Maria dei Greci e di Santa Caterina d’Alessandria in Caggiano, rimossi all’indomani del Sisma del 1980, sono ritornati presso il Maniero Normanno dove la  Soprintendenza BSAE per Salerno e Avellino li ha sottoposti ad un delicato e complesso intervento di restauro conservativo, ridonandogli piena leggibilità e soddisfacente presentazione estetica. L’intero ciclo pittorico è opera di Nicola Peccheneda (1725-1804), pittore pollese, ampiamente operante in Campania e nella vicina Basilicata, come documentato dalle fonti archivistiche oltre che dalla notevole produzione artistica, rivelante quella convinta adesione ai modellati del repertorio figurativo soli meniano senza nascondere quella spiccata predilezione per le cromie livide rapportate ai forti contrasti chiaroscurali, pur se nelle opere di Caggiano, databili intorno al 1760-1770, la dolcezza dei toni e la diffusa luminosità della stesura cromatica testimoniano un processo di schiarimento della sua tavolozza, in chiara adesione ai modi di Francesco De Mura, uno dei maggiori allievi di Francesco Solimena. Il ciclo pittorico a soggetto sacro di pertinenza della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, originariamente posto a soffitto ligneo, presenta centralmente la scena del martirio di santa Caterina, mentre le altre due tele rispettivamente raffigurano una san Carlo Borromeo e l’altra il sangue di Cristo. Tutte e tre le tele vennero realizzate appositamente per detta chiesa nel 1770. La costruzione scenica del martirio di Santa Caterina, col suo rutilante movimento di figure viste di scorcio ed avvolte in suntuosi paludamenti, dichiara il persistente interesse dell’artista per la monumentalità delle rappresentazioni solimeniane, rispondenti ad un preciso schema di ardite architetture dalle profonde spazialità prospettiche introdotte da sapiente gioco chiaroscurale. Inoltre, vennero commissionate al Peccheneda per la stessa chiesa anche le tele raffiguranti Cristo al pozzo con la samaritana, l’adultera Maddalena e una pala d’altare raffigurante la Madonna del Carmine con ai piedi i san Simone Stock (fondatore dell’ordine carmelitano) e san Giuseppe (protettore dell’ordine carmelitano). Dieci anni dopo per la chiesa di Santa Maria dei Greci, di pianta a croce greca ed officiata fino al 1570, col rito di tradizione bizantina, gli vennero commissionate nove altre tele per gli altari e il soffitto raffiguranti il martirio di santa Lucia, l’incoronazione di santa Lucia, il battesimo di Gesù, le nozze di Cana di Galilea, la cacciata dei mercanti dal Tempio di Gerusalemme, la Madonna del Carmine con angeli e anime purganti, l’Eterno Padre ed i Santi Pietro e Paolo. Il Peccheneda rinnova la sua predilezione per la monumentalità compositiva tipica solimeniana pur manifestando una più edotta esperienza pittorica, sperimentata certamente grazie all’amicizia con Jacopo Cestaro, Domenico Mondo e Francesco Narcisi, dai quali trae ricercatezza ed eleganza delle forme che lui affianca alla innovata spigliatezza compositiva. Grazie allo studio monografico pubblicato nel 1998, da Nadia Parlante per i tipi della Grafespress editrice (Castelcivita -SA-), molto si conosce della vita, dell’attività e delle opere di Nicola Peccheneda. Infatti, dopo i primi rudimenti artistici appresi nella sua Polla frequentando il Convento cittadino dei frati minori osservanti, allora pullulante di artisti del calibro di Michele Ragolia, Domenico Sorrentino ed Anselmo Palmieri, si trasferì a Napoli nel 1743, e qui, non mancò di frequentare gli atelier più in voga al tempo. E sempre a Napoli, grande capitale europea della cultura, approfondì, all’indomani dell’uscita di scena del grande maestro Francesco Solimena, i fatti artistici più significativi che andavano maturando sotto l’influente ascesa Demuriana. Rientrato nel loco natio non mancò di contribuire col suo vero artistico all’elevazione del suo territorio, infatti, egli pur operando in provincia non si provincializzò ma al contrario, rinnovò e migliorò a tal punto i suoi modellati pittorici e culturali da portare Napoli in provincia e viceversa.